LA NUOVA PROGRAMMAZIONE

Autore:
Pubblicato il 19 dicembre 2011 alle 10:20 am

Non sarà facile per il nuovo governo avviare una programmazione economica che consenta all’Italia: di invertire l’attuale tendenza alla “non crescita” del sistema economico; di aumentare le entrate attraverso una revisione del sistema fiscale; di diminuire strategicamente la spesa pubblica.

Di certo la voce di spesa da analizzare tra quelle con grande incisione, non può che essere quella rappresentata dai costi della politica  non fosse altro perché ad oggi gli interventi sono stati minimi.

Con la legge 41 del 2010 si è posto un tento agli emolumenti dei consiglieri comunali e provinciali e con la legge 122 del 30 luglio 2010 sono stati tagliati del 10% gli emolumenti dei parlamentari e dei senatori, iniziative poco incisive e mai adottate con significative logiche quale potrebbe essere quella di adattare le remunerazioni dei senatori e deputati al tetto previsto dal parlamento Europeo, doveroso per un semplice principio di appartenenza forse mai veramente sentito… mentre per quanto riguarda i consigli regionale, le remunerazioni si potrebbero equiparare a quelle delle nazioni europee a noi più vicine.

Volendo fare quattro conti a casa nostra, non ci risulta chiaro  perché nella nostra regione dove ci si appella come onorevoli perché appartenenti al più vecchio parlamento del mondo, il numero dei eletti che siedono negli scarni di palazzo dei Normanni, celebre dimora di Federico II, sia il più elevato tra le regioni italiani mentre il numero dei leggi emanate mediamente il più basso…

Tuttavia rimaniamo convinti che il rendimento delle assemblee non vada valutato sulla quantità delle norme emanate ma sulla qualità…

Di una cosa però possiamo vantarci, i nostri consiglieri regionali non sono quelli più pagati d’Italia, siamo addirittura quarti, eh si!!!!

In una logica di programmatica diminuzione delle spese, gli ultimi proclami governativi descrivono una revisione del sistema pensionistico, un eventuale aumento dell’età pensionabile consentirebbe una nuova ciclicità d’incidenza nel sistema economico con auspicabili miglioramenti, i nostri eletti possono comunque dormire sonni tranquilli perché il particolare meccanismo pensionistico che gli consente velocemente di aver diritto ad una consistente vitalizio, non è ancora messo in discussione.

Non serve elencare quante altre siano le spese accessorie e per alcuni complementari alle remunerazioni dei nostri governanti, ma singolare che tra le spese di rappresentanza  della Regione Siciliana c’è  lo strano caso delle spese per i trasferimenti, la nostra regione non vanta il primato per numero di macchine blu ma per il numero di autisti, la nostra è una regione a statuto speciale e forse per questo anche le nostre spese pubbliche hanno una loro peculiarità … ad onor del vero al momento attendiamo i risultati del piano di riordino dell’assessore Chinnici.

Se tutto questo non fosse ancora sufficiente, la nostra regione ritiene indispensabile garantire a chi è  eletto ma anche a chi è nominato a rivestire funzioni di governo, la possibilità di ricevere più emolumenti(gettoni di presenza, rimborsi spesa, cumuli di remunerazioni) in contraddizione con la Legge 30 luglio 2010, n.122 all’art. 5 che stabilisce in sintesi, che tutte remunerazioni accessorie che gli amministratori della nostra Regione ritengono intoccabili diventeranno risparmio per altre realtà regionali.

Riteniamo che sia impensabile che solo lo Stato centrale sia il solo affidatario delle responsabilità per una futura crescita economica, le regioni che dal 2001 hanno incrementato le loro funzioni secondo un disegno di Stato federale, hanno la responsabilità di contribuire significativamente al risanamento finanziario per tranquillizzare i mercati, le forze politiche dovrebbero muoversi all’insegna di una leale collaborazione tra Stato e Regioni, superare la paura del default con un’operatività immediata e responsabile attraverso le autonomie tanto reclamate.

Il buon Presidente Napoletano ben dice quando afferma che bisogna adottare un nuovo ordine di priorità, dove il massimo rigore e l’effettiva produttività della nostra spesa pubblica possa consentire un risanamento della credibilità della nazione Italia facendole riconquistare il ruolo da protagonista in Europa.

Categories : Attualità